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La proposizione causale

La proposizione causale esprime la causa, il motivo per cui avviene ciò che dice la reggente: «Sono rimasto a casa perché pioveva», «Siccome era tardi, siamo partiti».

Forma esplicita con perché, poiché, siccome, dato che, visto che, dal momento che + indicativo. Forma implicita con per + infinito passato («per aver mentito»), il gerundio («essendo tardi») o il participio passato. Corrisponde, a livello di periodo, al complemento di causa dell'analisi logica.

Come riconoscerlo

Chiediti «perché?, per quale motivo?» rispetto alla reggente: se la risposta è una proposizione con verbo, è una causale. «Perché pioveva» risponde a «perché sono rimasto a casa?».

Esempi

Da non confondere con…

Attenzione al doppio «perché»: causale quando spiega un motivo reale («Studio perché voglio imparare» = per il motivo che voglio); finale quando esprime uno scopo con il congiuntivo («Parlo piano perché tutti capiscano» = affinché capiscano). E non confondere «perché» causale con il «perché» delle interrogative indirette («Dimmi perché piangi»).

Errori frequenti

Iniziare un periodo con «perché» causale invece di «poiché» o «siccome»: nello scritto formale la causale anteposta preferisce «siccome/poiché» («Siccome pioveva, sono rimasto», non «*Perché pioveva, sono rimasto»).

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Domande frequenti

Quali congiunzioni introducono la causale?
Perché, poiché, siccome, dato che, visto che, dal momento che, in quanto.
Come distinguo causale e finale con «perché»?
La causale ha l'indicativo e indica un motivo («perché era stanco»); la finale ha il congiuntivo e indica uno scopo («perché capisse»).
La causale può essere implicita?
Sì: con per + infinito passato («per aver dimenticato i biglietti»), con il gerundio («essendo stanco») o con il participio.