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Il complemento di causa

Il complemento di causa indica il motivo, la ragione per cui avviene l'azione o si verifica una situazione: «Trema per il freddo», «La partita è stata rinviata a causa della pioggia».

Risponde alle domande «perché?», «per quale motivo?», «per quale causa?». È introdotto dalle preposizioni per, di, da, a, con e dalle locuzioni «a causa di», «per via di», «grazie a».

Come riconoscerlo

Chiediti «perché?», «per quale motivo?»: se la risposta è un nome o un gruppo nominale (non un'intera frase con un verbo), è un complemento di causa.

Esempi

Da non confondere con…

Non confondere il complemento di causa con il complemento di fine: «per» li introduce entrambi. «Salto per la gioia» è causa (il motivo che provoca); «Mi alleno per la partita» è fine (lo scopo che voglio raggiungere). La causa guarda indietro, il fine guarda avanti.

Errori frequenti

Confondere il complemento di causa con la proposizione causale: «Trema per il freddo» contiene un complemento (nome); «Trema perché ha freddo» contiene una subordinata causale (verbo). In analisi logica si analizza solo il complemento.

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Domande frequenti

A quali domande risponde il complemento di causa?
A «perché?», «per quale motivo?», «per quale causa?».
Come distinguo causa e fine?
La causa è il motivo che precede l'azione («per la paura»); il fine è lo scopo che segue («per la vittoria»). Prova a sostituire con «a causa di» (causa) o «allo scopo di» (fine).
Che differenza c'è tra complemento di causa e subordinata causale?
Il complemento è un nome o gruppo nominale («per la pioggia»); la subordinata causale è una frase con un verbo («perché pioveva») e si studia in analisi del periodo.