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Il discorso diretto e indiretto

Il discorso diretto riporta le parole esattamente come sono state dette, tra virgolette: «Maria disse: "Vengo domani"». Il discorso indiretto le riferisce attraverso una subordinata: «Maria disse che sarebbe venuta il giorno dopo».

Nel passaggio da diretto a indiretto cambiano: i pronomi e le persone verbali (io diventa lui/lei), i tempi verbali quando la reggente è al passato (il presente diventa imperfetto, il futuro diventa condizionale passato), i dimostrativi (questo diventa quello) e gli indicatori di tempo e luogo (oggi diventa quel giorno, domani diventa il giorno dopo, qui diventa lì).

Come riconoscerlo

Il discorso diretto si riconosce da virgolette o trattini e dai due punti dopo il verbo dichiarativo. Il discorso indiretto è una subordinata oggettiva o interrogativa indiretta introdotta da «che», «di» + infinito o «se».

Esempi

Da non confondere con…

Non confondere il discorso indiretto con il discorso indiretto libero, tipico della narrativa, che riferisce i pensieri senza verbo dichiarativo né «che». E ricorda che le domande dirette diventano interrogative indirette: «Mi chiese: "Vieni?"» diventa «Mi chiese se venissi».

Errori frequenti

Dimenticare di far scalare i tempi con la reggente al passato: «Disse che viene» va corretto in «Disse che veniva» o «che sarebbe venuto». Altro errore: lasciare invariati «domani», «qui», «questo» nel discorso indiretto al passato.

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Domande frequenti

Che cosa cambia nel passaggio da diretto a indiretto?
Pronomi e persone verbali, tempi e modi (con reggente al passato), dimostrativi e indicatori di tempo e luogo.
Come si trasforma il futuro nel discorso indiretto al passato?
Con il condizionale passato: «Disse: "Partirò"» diventa «Disse che sarebbe partito».
Che cos'è il discorso indiretto libero?
Una via di mezzo tipica dei romanzi: riporta pensieri o parole senza verbo dichiarativo né congiunzione, mantenendo i tempi dell'indiretto.