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Il complemento di specificazione

Il complemento di specificazione precisa e specifica il significato del nome da cui dipende: «il libro di Marco», «la porta della classe», «il profumo dei fiori». È il complemento più frequente dell'analisi logica.

Risponde alle domande «di chi?», «di che cosa?» ed è introdotto dalla preposizione «di» (o dalle forme articolate: del, dello, della, dei, degli, delle). A differenza della maggior parte dei complementi, di solito dipende da un nome e non dal verbo.

Come riconoscerlo

Trova i gruppi introdotti da «di» e chiediti «di chi?», «di che cosa?». Verifica che il gruppo dipenda da un nome: in «la casa di Luca», «di Luca» specifica «casa».

Esempi

Da non confondere con…

Non tutti i gruppi con «di» sono specificazioni: «di che cosa parla?» dopo verbi come parlare o discutere è complemento di argomento; «del pane» dopo mangiare è complemento oggetto partitivo; «di corsa» è complemento di modo; «di Roma» dopo «città» è complemento di denominazione.

Errori frequenti

Etichettare come specificazione qualunque «di»: è l'errore più comune di tutta l'analisi logica. Prima di rispondere, controlla da quale parola dipende il gruppo e che cosa esprime davvero (possesso e appartenenza sì; argomento, materia, modo, quantità no).

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Domande frequenti

A quali domande risponde il complemento di specificazione?
A «di chi?», «di che cosa?», con la preposizione «di».
Tutti i complementi con «di» sono di specificazione?
No: «di» introduce anche argomento («parlare di sport»), materia («statua di marmo»), modo («di corsa») e denominazione («la città di Torino»).
Da che cosa dipende il complemento di specificazione?
Quasi sempre da un nome, che precisa: «la ruota della bici» specifica «ruota».